Il nudo fotografico

Nel 1826, Joseph Nicéphore Niépce sviluppò la prima ripresa fotografica della storia, inaugurando lo strumento artistico della verità per eccellenza: la fotografia.
In particolare, in questo articolo scoprirete insieme a noi una categoria di questa Arte, importante per l’impatto “liberatorio” sulla società: il nudo fotografico.

Tuttavia, un paradosso caratterizza da secoli la cultura prevalente in Occidente: siamo bombardati da immagini e fotografie di corpi nudi – il più delle volte sessualizzati ed oggettificati.

Al contempo però mostrare il proprio corpo o solo alcune parti nude è ancora un tabù: pensiamo, ad esempio, al divieto sui social di pubblicare fotografie di capezzoli femminili.

Come sfida a questi dogmi di pudicizia, da sempre i/le fotografə ritraggono il corpo umano e la sua espressività da ogni prospettiva e con tecniche sempre più innovative.

In principio predominano i canoni classici

In epoca vittoriana, i nudi artistici ottennero riconoscimento grazie ai riferimenti all’antichità classica: essi avevano come soggetto gli dèi, i guerrieri, le dee e le ninfe.

Le pose, l’illuminazione, la messa a fuoco morbida e il ritocco manuale erano tecniche usate al fine di creare immagini fotografiche comparabili alle altre forme d’arte dell’epoca.

Successivamente, il nudo fotografico divenne un esercizio artistico di esplorazione e conoscenza del corpo umano, in tutte le sue sfaccettature.

Tuttavia il nudo rimane un soggetto controverso perché, a differenza della pittura e della scultura, la fotografia raffigura la nudità vera e propria.

Le fotografie di nudo avevano infatti l’obbligo, per poter circolare ed essere esposte ai Salon ufficiali, di possedere l’etichetta “après nature”.

Dall’epoca vittoriana ad oggi, dunque, le società occidentali accettano la rappresentazione della nudità nell’arte ma ritenevano – e ritengono tutt’ora – scandalosa quella vera.

Nella seconda metà dell’Ottocento, tuttavia, alcuni laboratori e atelier di fotografia si specializzarono nel genere del nudo e diedero vita a collaborazioni con famosi pittori contemporanei, come ad esempio quella tra Eugène Durieu e Eugène Delacroix.

Infine, nel corso del tempo, il nudo fotografico abbandona i riferimenti classici e stabilisce la propria identità nella rappresentazione della realtà, delineando due categorie: l’erotico ed il pornografico.

La distinzione nel nudo fotografico: erotico e pornografico

La distinzione tra le due non è immediata: dobbiamo prima comprendere l’obiettivo dell’artista quando sceglie di ritrarre il proprio soggetto.

Il nudo erotico, infatti, è un abile esercizio di “mostra ma non mostrare troppo”: la parte del corpo fotografata solletica l’immaginazione dell’osservatore e crea desiderio, senza essere troppo esplicita.

L’estetica e la creatività sono il fulcro del nudo; l’elemento erotico, anche se presente spesso, è secondario.

Invece il nudo pornografico usa il corpo nudo – attraverso pose provocanti ed immagini molto esplicite – come oggetto di consumo sia a scopo sessuale sia con scopi parodistici.

Il caso dell’Atelier dei Quattro Pontefici

Nel corso del 1800, infatti, la fotografia diventa inaspettatamente uno strumento usato nei bordelli del Vecchio Continente al punto da diventare, secondo Marshall McLuhan, “bordelli senza muri”.

Oltre a posare come modelle, le prostitute stesse si impadroniscono delle innovative tecniche fotografiche e diventano fotografe-pornografe in proprio.

Esemplare nella storia della fotografia è il cosiddetto caso dell’Atelier dei Quattro Pontefici, aperto nel 1850 a Roma da Martino Sauvedieu – poi italianizzato Martino Diotallevi.

Insieme a lui lavoravano anche la moglie Carolina, ex sarta e modella dell’Accademia, un eunuco di nome Antonio e la rispettiva moglie Costanza, anch’essa abile fotografa.

Questo bizzarro atelier si specializzò in immagini oscene, addirittura pornografiche, rappresentanti personalità famose dell’epoca tra cui re, regine, papi e uomini politici.

In particolare, secondo le fonti rimaste, Costanza aveva un’incredibile somiglianza con Maria Sofia di Borbone, la regina del Regno di Napoli.

La similarità tra le due tornò molto utile al quartetto nella creazione di immagini satiriche.

Grazie infatti alla tecnica del fotomontaggio – ideata nel 1857 da Oscar Gustav Rejlander – l’atelier produsse fotografie in cui papi, regnanti, personaggi come Garibaldi e Cavour sono immortalati in atti e pose pornografiche.

Secondo alcuni pettegolezzi, moltə stranierə da tutta Europa si sarebbero fermati all’atelier per sbirciare tra le immagini e comprare qualche provocante souvenir.

Il successo derivato dalle vendite di queste fotografie irriverenti è dirompente.

Tuttavia non era ancora l’epoca giusta per la genialità dei Quattro Pontefici: quelle fotografie avevano osato troppo ed infine urtato la sensibilità del buon costume.

Il 22 maggio 1862, le autorità irruppero nell’atelier ed arrestarono i quattro fondatori, mettendo fine alla migliore esperienza di avanguardia pornografica dell’epoca.

L’evoluzione e le derive del nudo fotografico

Il trauma della Prima Guerra Mondiale portò cambiamenti anche per il nudo fotografico: abbandonati i canoni convenzionali, i/le fotografə si dedicarono allo studio “più umano” del corpo nudo.

Tra di loro, si distinsero in particolare fotografə d’avanguardia come Man Ray, André Kertész, Hans Bellmer, Brassaï e Bill Brandt.

Successivamente la tendenza più interessante – inaugurata da Alfred Stieglitz – prevedeva immagini di nudo in ambienti intimi e personali, anziché un’idealizzazione distaccata dal soggetto ritratto.

Grazie allo studio ed al lavoro di Edward Weston, Imogen Cunningham e Ruth Bernhard, il nudo fotografico assume una prospettiva più intima.

Lo scopo diventa cogliere momenti di “nuda umanità” tra pose naturali e quasi indifferenti alla camera.

Sempre di più, gli/le artistə fanno della propria immagine l’oggetto più ricorrente o esclusivo della loro poetica. 

Infatti l’esibizione del corpo diventa un leitmotiv della Body Art negli anni Sessanta con Francesca Woodman. Definita come un talento prodigioso, questa fotografa nella sua breve carriera scattò più di 800 fotografie.

Francesca Woodman, About Being My Model, Providence, Rhode Island, 1976 © George and Betty Woodman NB: No toning, cropping, enlarging, or overprinting with text allowed.

Inoltre, numerosə fotografə contemporaneə declinano il nudo fotografico secondo la loro visione, ma anche secondo le necessità di una società consumistica ed ossessionata dalla nudità.

Citiamo dunque Augusto De Luca, Aleksandr Kargal’cev e Irving Penn, i quali con i loro scatti si avventurano oltre i confini creativi della tradizione.

Ed ancora Richard Avedon, Annie Leibovitz e Helmut Newton hanno scelto come soggetti dei propri nudi alcuni personaggi famosi, nudi o vestiti parzialmente.

In particolare, Helmut Newton raggiunge il successo planetario grazie al suo stile caratterizzato da scene erotiche, stilizzate, spesso con allusioni sado-masochiste e feticistiche.

Immancabile nel nostro piccolo excursus sul nudo fotografico è un artista come Robert Mapplethorpe.

Sopra le righe, volutamente provocatorie, le sue opere sfumano i confini tra l’erotismo e l’arte: lui stesso le considera al contempo immagini pornografiche e “high Art”.

Attraverso i suoi scatti erotici, Mapplethorpe ha esplorato una vasta gamma di soggetti sessuali, documentando la sottocultura BDSM di New York negli anni ’70, nudi maschili neri e nudi classici di bodybuilders femminili.

Conclusione

Grazie a questa recente Arte, pionierə come i/le fotografə sopra citatə hanno rotto definitivamente i canoni artistici della classicità.

La realtà è molto più complessa ed interessante della idealizzazione sterile proposta per secoli. Tuttavia, abbiamo ancora qualche problema a rappresentare soggetti non conformi: corpi grassi, corpi con disabilità ed anche corpi di persone di colore.

Rappresentare quindi i corpi veri con tutte le loro imperfezioni e potenzialità diventa un gesto rivoluzionario in una società che richiede solo la perfezione o lo conformità.

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